25 giugno - 28 novembre 2021

Presentazione di Giuseppe Pappalardo 

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Angelo PITRONE

Agrigento. La città intima.  

FOTOGRAFIE

Si è dedicato alla fotografia di paesaggi e luoghi siciliani, usata spesso come commento figurativo a celebri opere letterarie di PirandelloSciascia e Tomasi di Lampedusa. Di Pirandello ha ripreso in suggestivi scorci fotografici i luoghi del Caos e ha rappresentato le luci e i colori della Sicilia di Sciascia. Ha intrattenuto rapporti con Andrea Camilleri e mantiene relazioni amichevoli e di lavoro con artisti ed intellettuali come il regista Giuseppe Tornatore e lo scrittore Matteo Collura. Questi, hanno arricchito i suoi libri fotografici con i loro commenti letterari.

Ha realizzato anche lavori fotografici di reportage come quello su il problema della siccità nell'area mediterranea ed altri che documentano il dramma della emigrazione clandestina. Si è interessato e ha partecipato come esperto fotografo alla documentazione di campagne di scavo archeologiche internazionali in Libia e ha curato molti cataloghi di mostre archeologiche e architettoniche. Numerose le mostre fotografiche personali all'estero (Francia, Stati Uniti ecc.) e in Italia tra cui quella che ha riscosso particolare successo di pubblico al Festival della Letteratura di Mantova del 2005.

Angelo Pitrone

Conversazione
con Maurizio Masone, 2021

La città intima 
di Giuseppe Pappalardo

Agrigento, quindi, come un’intima compagna, come un’amante della quale essere,
paradossalmente, gelosi? Perché no.
Ma, a pensarci, gelosi di che? Di un rapporto più intenso? più penetrante? più congiunto?
più unito? più circoscritto? più esclusivo?
E ancor quando di questi caratteri fosse intrisa questa intimità, di chi, poi, essere gelosi?
Invero, i suoi amanti ne hanno parlato con benevolenza e con generosità: da innamorati
puri (Goethe), da filosofi (Empedocle), da teatranti del vero (Pirandello), da adolescenti
scetticamente sorpresi (Sciascia) oppure ironicamente turbati dai primi rossori (Camilleri).
Se hai frequentato quelle letture, ed hai vissuto il tempo e lo spazio della città, intima,
però, Agrigento ti si rivela davvero.
“La città è un insieme di tante cose: di memorie e di desideri; un luogo di scambio non
soltanto di merci o di cose ma anche di parole, di ricordi, di emozioni”. E’ Calvino a
ricordarcelo
Quell’intimità, però, qui ed adesso, non ti si rivela più come una somma di frammenti
narrativi ma come un grumo di esperienze esistenziali che hanno lasciato traccia del loro
passaggio nella presente personale vicenda fotografica.
Una vicenda che ha provato a svestire quel legame da ogni facile suggestione, a privarla
dell’effetto fascinoso, a liberarla dalla retorica e dal giustificazionismo della storia e
riportarla “al suono del marranzano che tristemente vibra nella gola al carraio che risale il
colle nitido di luna, lento tra il murmure d’ulivi saraceni” (Strada di Agrigentum – S.
Quasimodo)
Eppure di tanta intimità siamo gelosi e lo nascondiamo nel velo dell’immagine presente.


P.S.: la sequenza non ha un ordine casuale. E’ forse labirintica? Noi siciliani siamo gli
unici umani che dal labirinto facciamo finta di volere uscire.

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